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La Maratona femminile
La maratona al femminile impiegò molti anni prima di affermarsi. Le donne non furono ammesse ai giochi olimpici moderni se non nel 1928, quindi con 32 anni di ritardo rispetto ai colleghi maschi. Anche nelle olimpiadi antiche, in Grecia, alle donne non era permesso partecipare alle competizioni atletiche, neppure come spettatrici. Nelle olimpiadi moderne la massima distanza percorribile assegnata alle donne nel 1928 erano gli 800 m e solo nel 1972 si arrivò ai 1500 m. Non stupisce quindi che per essere ammesse alla disputa della maratona le donne dovessero faticare non poco, per convincere organizzatori e medici che il fisico femminile fosse preparato a sostenere una distanza così lunga. |













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Veronica vannucci |
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Josephine Njoki |


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Ivana Iozzia gara di Corribianco (RC) con francesco Suraci Miletomarathon |








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Laura Giordano |

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I COLORI DELLA VITA SONO TANTI ED E’ CON LA FORZA DEL COLORE CHE SI VIVE, SI CRESCE E SI AFFRONTA POSITIVAMENTE LA QUOTIDIANITA’. UNO DI QUESTI COLORI, FORSE QUELLO PIU’ RICCO DI SFUMATURE , E’ LO SPORT;LO SPORT ACCENDE CON LE SUE VIBRANTI TONALITA’ TUTTO IL NOSTRO ESSERE PERCHE’ CI IMPONE QUASI, DI CONFRONTARCI CON I NOSTRI LIMITI, CON LA NOSTRA ANIMA. QUESTO COLORE CHE LO SPORT E NELLA FATTISPECIE IL RUNNING, NON E’ DA MOLTO CHE FA PARTE DELLA TAVOLOZZA DELLA MIA VITA, E FORSE, NON SO ANCORA VIVERLO NELLA SUA PIENEZZA MA, DI SICURO, MI HA FATTO CRESCERE E MI FATTO CAPIRE CHE NON BISOGNA MAI ABBATTERSI PERCHE’ DOPO LA SOFFERENZA VIENE SEMPRE LA GIOA, INFATTI, COME DICE IL MIO MENTORE,DOPO LA SOFFERENZA DI UN DURO ALLENAMENTO VIENE LA GIOIA DEL RIPOSO!! STO LASCIANDO CHE QUESTO COLORE RIEMPIA LA MIA ESISTENZA, MODELLANDOLA CON LA POSITIVITA’, CON I VALORI E CON LA GIOIA VERA CHE LO SPORT DA, RINGRAZIO CHI, PORTANDOMI SULLA STRADA DELLO SPORT, MI HA FATTO CAPIRE CHE IL BIANCO E NERO E’ TRISTE E IL COLORE E’ VITA! GRAZIE MIO MENTORE, ALIAS SALVATORE.... Rossella Artusa 31/01/2009 |
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Lo sport, va da dire che le discipline sportive sono tante, di sicuro il loro papà si chiama sport ed è il proprietario di tutte le attività psico- fisiche. Quando si intraprende una disciplina, si entra far parte di un mondo diverso, un mondo fatto di regole e di rispetto, un mondo che ti matura dentro l'anima e ti fa sopportare fatiche immense,un mondo che ti ricompensa con momenti di vera felicità, è come il contadino quando ara la terra e semina, all'inizio è sofferenza e stanchezza ma poi arriva il tempo del raccolto dei frutti; chi ha seminato bene raccoglie frutti buoni. Quando sono arrivato qui a Mileto non avevo né terra né alberi da frutto, allora, ho pensato che bisognava seminare qualcosa e così ho fatto; ho seminato quello che la vita mi ha insegnato ossia amare la natura, vivere lo sport come stile di vita, avere rispetto delle cose e degli altri, e così, anche io, mi ritrovo a raccogliere i frutti della mia semina che si chiamano amicizia, amore, fraternità; cose che ultimamente sono diventate una merce molto rara. Se non avessi divulgato lo sport ,oggi , non avrei avuto gli amici che ho, che mi fanno sentire importante e mai solo, sono fiero di loro e ne ho molta stima; questa ricchezza va conservata gelosamente e anche se a volte abbiamo opinioni diverse, è bene,perché ciò serve a cementare e a far diventare sempre più forte il legame che ci unisce. Tutto ciò però, non è farina del nostro sacco ma semplicemente lo sport che ci ha uniti, padre buono dei valori importanti della nostra vita sociale. Salvatore Auddino 30 gennaio 2009 |